La pollina è l’effluente solido o semisolido degli allevamenti avicoli, costituito da deiezioni, eventuale lettiera (paglia, truciolo o altri materiali lignocellulosici), piume e piccole quantità di mangime disperso. È una matrice organica disponibile in elevate quantità, in considerazione della diffusione dell’avicoltura in Italia. Dalle performance agronomiche interessanti, essa richiede tuttavia attenzione per le possibili implicazioni ambientali legate al suo impiego in agricoltura e deve essere necessariamente applicata dopo opportuni trattamenti, anche per evitare fenomeni di fitotossicità.
Indice
- Da dove proviene la pollina utilizzata come fertilizzante?
- La composizione chimica della pollina
- Vantaggi legati all’uso della pollina come fertilizzante
- Limiti e rischi legati all’uso della pollina come fertilizzante
- Trattamenti applicati alla pollina prima dell’impiego agronomico
- Pollina e qualità della matrice organica
- Agribios consiglia
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Da dove proviene la pollina utilizzata come fertilizzante?
Secondo quanto riportato da Ismea, l’avicoltura italiana è un comparto di dimensioni notevoli. A fine 2024, gli allevamenti nazionali ospitavano oltre 140 milioni di volatili domestici in circa 6.700 allevamenti. Oltre la metà dei capi è rappresentata da polli da carne (broiler), mentre la rimanente quota si suddivide tra galline ovaiole e tacchini, con una netta concentrazione degli allevamenti in Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna.
I capi possono essere allevati in gabbia, a terra in allevamenti intensivi oppure all’aperto e il sistema adottato incide su umidità e tenore in sostanza secca delle deiezioni che arrivano agli impianti per la produzione di fertilizzanti: l’umidità è tendenzialmente più elevata nel caso di allevamento in gabbia (circa 50-60%) rispetto all’allevamento a terra (20-30%).
Non esiste una statistica ufficiale sui volumi di pollina prodotti in Italia. Applicando ai capi i coefficienti zootecnici di escrezione, si arriva a stime nell’ordine di alcuni milioni di tonnellate l’anno, ma si tratta di un calcolo di massima, non di un dato censito.
La composizione chimica della pollina
La composizione della pollina è molto variabile: dipende dalla specie allevata, dall’alimentazione somministrata, dal sistema di allevamento e dall’eventuale uso di lettiera, etc..
La pollina è ricca di Azoto, Fosforo e Potassio e una quota rilevante dell’Azoto è contenuto in forma urica e ammoniacale, quindi potenzialmente disponibile in tempi relativamente rapidi.
Il suo basso rapporto C/N la rende inoltre rapidamente mineralizzabile. Gli stessi tratti che fanno della pollina un buon concime a effetto pronto sono anche la causa del suo principale difetto: se utilizzata come tale, favorisce la perdita di Azoto come ammoniaca e urea e può provocare ustioni alle radici delle colture. Per questo motivo deve subire processi come il compostaggio e/o l’essiccazione prima dell’uso, che servono anche ad abbatterne l’eventuale carica di microrganismi patogeni e l’odore. La pollina è inoltre naturalmente ricca di Calcio, Magnesio, Zolfo e microelementi come Ferro, Boro e Manganese.
In termini indicativi, una pollina di ovaiole fresca ha un’umidità del 60-75%, una lettiera di broiler (costituita da un mix di deiezioni e materiali vegetali) tra il 20 e il 35%. Essiccata o pellettata (sostanza secca oltre l’80-85%), si colloca su titoli dell’ordine di 3-5% di N, 2-4% di P₂O₅ e 2-3% di K₂O. Sono valori orientativi: la variabilità tra partite, legata ad alimentazione, lettiera e gestione, impone una caratterizzazione analitica di ogni conferimento.
Vantaggi legati all’uso della pollina come fertilizzante
Elevata densità nutritiva: fornisce soprattutto N e P, oltre a K, Ca, Mg, S e microelementi.
Disponibilità relativamente rapida dell’Azoto: utile per colture ad alta domanda, se epoca e dose sono sincronizzate con l’assorbimento.
Apporto di sostanza organica: migliora attività microbica e proprietà fisiche del terreno, soprattutto dopo compostaggio o miscelazione con matrici ad alto rapporto C/N.
Effetto correttivo: il contenuto di carbonati e cationi basici può esercitare un modesto effetto alcalinizzante nei suoli acidi, variabile secondo origine e trattamento.
Economia circolare: recupera nutrienti aziendali, limita l’acquisto di fertilizzanti e, se inserita in digestione anaerobica, consente anche il recupero energetico.
Limiti e rischi legati all’uso della pollina come fertilizzante
Rapporto tra nutrienti poco equilibrato: spesso l’apporto necessario a soddisfare l’Azoto eccede il fabbisogno di Fosforo, mentre il K può non coprire la domanda della coltura.
Volatilizzazione di ammoniaca: pH, temperatura, vento e mancato interramento favoriscono perdite di N, odori e formazione secondaria di particolato atmosferico.
Lisciviazione e ruscellamento: il nitrato formatosi può raggiungere falda e acque superficiali; il Fosforo viene trasportato soprattutto con erosione e particelle di suolo.
Salinità e fitotossicità: sali solubili, ammonio e acidi organici instabili possono danneggiare semi e radici, specialmente con pollina fresca, dosi elevate, terreni asciutti o colture sensibili.
Rischio igienico-sanitario: il materiale non trattato può contenere microrganismi patogeni e uova di parassiti; occorre evitare contaminazione di prodotti edibili e acque.
Emissioni e odori: stoccaggio e distribuzione possono emettere NH₃, N₂O, CH₄, polveri e composti odorigeni.
Contaminanti: rame, zinco, residui veterinari e altri contaminanti dipendono dalla filiera.
Trattamenti applicati alla pollina prima dell’impiego agronomico
Stoccaggio in azienda. La pollina può essere conservata in platea impermeabile e protetta dalle acque meteoriche, quindi distribuita come effluente zootecnico, nel rispetto della Direttiva Nitrati. Lo stoccaggio riduce l’umidità e permette una parziale trasformazione biologica, ma non equivale automaticamente a compostaggio né garantisce igienizzazione. È l’opzione più semplice e meno costosa, ma presenta la maggiore variabilità, perdite ammoniacali, odori e rischio sanitario.
Compostaggio aerobico e co-compostaggio. La pollina viene miscelata con materiali strutturanti ricchi di Carbonio (paglia, cippato, potature, segatura idonea) per correggere umidità, porosità e rapporto C/N. Cumuli rivoltati, platee aerate o reattori chiusi assicurano ossigenazione; una fase termofila controllata è seguita da maturazione. Il processo riduce fermentescibilità, odori e patogeni, trasforma parte dell’Azoto in forme organiche più stabili e produce un materiale più omogeneo.
Essiccazione, disidratazione e trattamento termico. L’acqua può essere rimossa mediante ventilazione sui nastri, aria calda, tunnel, tamburi o essiccazione solare protetta. Ridurre il tenore in acqua significa limitare fermentazioni, odori e crescita microbica, ridurre massa e volume e facilitare trasporto, dosaggio e successiva granulazione. Un trattamento termico validato può contribuire all’igienizzazione, ma non garantirla, e le temperature applicate possono causare perdite di ammoniaca.
Pellettizzazione, granulazione e formulazione. Dopo essiccazione e vagliatura, la pollina può essere macinata, pellettata o granulata; può inoltre essere miscelata con altre matrici organiche o minerali per ottenere titoli N-P-K più equilibrati. La densificazione migliora omogeneità, conservabilità, trasporto e precisione di distribuzione e riduce la polvere rispetto al prodotto finemente macinato.
Altri trattamenti possibili prevedono la digestione anaerobica o processi termochimici come la pirolisi.
Pollina e qualità della matrice organica
Le considerazioni sopra riportate evidenziano un concetto da sempre sostenuto da Agribios, ovvero la necessità di partire da matrici organiche attentamente selezionate e di altissima qualità per produrre fertilizzanti efficaci, rispettosi dell’ambiente e in grado non solo di nutrire le colture ma anche di tutelare e rigenerare la fertilità del suolo nella sua globalità. In Agribios anche la pollina viene trattata come altre matrici organiche ovvero viene sottoposta a un lento processo di maturazione, della durata di circa 180 giorni, interamente in ambiente coperto, ventilato e al riparo dal sole. La produzione avviene senza l’uso di forni di essiccazione, per evitare la distruzione della flora microbica, e per successiva pellettatura a freddo.
Agribios consiglia
Agripollina è un concime organico la cui sostanza organica altamente umificata non solo garantisce un rilascio graduale nel tempo degli elementi nutritivi, che ne riduce le perdite per lisciviazione, evaporazione e immobilizzazione, ma esercita anche un effetto benefico sulle caratteristiche fisiche del suolo (porosità, capacità di ritenzione idrica) e stimola infine la vitalità e biodiversità del microbiota della rizosfera. La formulazione in pellet favorisce una maggior protezione e un rilascio più graduale dei nutrienti rispetto a quella granulare. Il pellet inoltre trattiene al proprio interno maggiori quantitativi di acqua rispetto al granulo. Il rilascio di questa acqua nella rizosfera può favorire la biodisponibilità dei nutrienti e abbassare il rischio di salinizzazione del suolo. L’uso di Agripollina è consentito in agricoltura biologica.
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