Materie prime e formulazioni •
3 Febbraio 2025

Strategia di concimazione e conoscenza dei suoli devono andare a braccetto

Il grave stato di depauperamento e la stanchezza in cui versa gran parte dei terreni coltivati italiani ed europei è un tema ampiamente trattato, vista la sua cogenza.

Nel momento in cui scriviamo questo approfondimento, si è conclusa da poco la manifestazione Fieragricola Tech a Verona (29-30 gennaio 2025), dove i convegni e i workshop in programma hanno ripetutamente toccato questo argomento, peraltro sottolineando l’opportunità di un approccio rigenerativo alla gestione del suolo e più in generale alle pratiche agricole.

L’agricoltura conservativa, già da anni proposta quale alternativa all’agricoltura intensiva, non appare più sufficiente a garantire una qualità accettabile dei terreni coltivati. Occorre rigenerare e occorre farlo mentre si coltiva: in considerazione della crescita esponenziale della popolazione mondiale, non è plausibile una loro messa a riposo dei terreni se non in percentuali minime.

Qualità dei suoli: un quadro preoccupante

Se da un lato, come segnalato nel report “Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici – Edizione 2024”, presentato nel novembre dello scorso anno da Ispra, cresce inesorabilmente in Italia la superficie occupata da cemento, asfalto e altre coperture artificiali, dall’altro, come accademici e ricercatori segnalano a più riprese, la maggior parte dei suoli europei non gode di buona salute e il contenuto in sostanza organica dei terreni destinanti alle attività agricole e zootecniche è sovente inferiore all’1%. La Pianura Padana, che nei libri di scuola su cui generazioni di allievi hanno studiato era descritta come un’area fertile per eccellenza, non sfugge a questo trend.

Occorre dunque ripensare l’agricoltura e abbandonare le pratiche altamente perturbative degli equilibri che regolano i flussi di Carbonio organico nel suolo, dal suolo verso l’atmosfera e dall’atmosfera verso il suolo.

La concimazione come tecnica strategica

Tutte le pratiche agricole sono potenzialmente responsabili della diminuzione della sostanza organica dei suoli: si pensi per esempio alle lavorazioni, soprattutto quelle che rimescolano gli orizzonti e compattano, o ai trattamenti fitoiatrici che, raggiugendo in parte il terreno, influenzano i cicli del microbiota.

Cercare di restituire sostanza organica al suolo ragionando in termini solo quantitativi rischia di generare risultati opposti a quelli desiderati, se non si tiene conto delle caratteristiche della materia organica apportata.

Sono almeno due le caratteristiche di cui tenere conto: il tasso di umificazione (ovvero il rapporto tra Carbonio da acidi umici e fulvici e Carbonio totale) e il rapporto tra Carbonio e Azoto.

Il tasso di umificazione

Un elevato tasso di umificazione della matrice organica di cui si compone un concime organico o organo-minerale è indice della presenza di un alto contenuto in sostanza organica stabile. Le sostanze umiche influenzano positivamente le proprietà chimiche, fisiche e biologiche del suolo, favorendo anche la biodiversità, grazie alla loro azione stimolante diretta e indiretta sulla microflora. La sostanza organica “fresca”, poco o per nulla umificata, viene invece degradata rapidamente dai microrganismi e, oltre ad avere una minore capacità di influenzare positivamente le proprietà fisiche del terreno, può portare all’incremento delle emissioni di CO2 e a un picco di rilascio di Azoto, potenzialmente soggetto a lisciviazione.

Il rapporto C/N

Le diverse matrici organiche apportate al suolo possono inoltre essere caratterizzate da differenti rapporti tra Carbonio e Azoto, che ne modificano anche profondamente il destino e l’effetto sulle proprietà fisiche, chimiche e biologiche del terreno.

La maggior parte dei microrganismi responsabili della mineralizzazione della sostanza organica necessitano di un rapporto C/N intorno a 24/1, ottimale per il loro metabolismo. Quando il rapporto nella matrice organica è più alto (come nella paglia di cereali, ad esempio), i microrganismi per degradarla cercano Azoto altrove, tipicamente nella sostanza organica del suolo, sottraendolo almeno momentaneamente alle piante. Se invece è più basso, i microrganismi consumano il Carbonio contenuto nella matrice e liberano Azoto in eccesso, che può essere assorbito dalle piante ma anche perso per lisciviazione.

Un corretto rapporto C/N in un fertilizzante organico o organo-minerale, in definitiva, favorisce un rilascio di Azoto prolungato nel tempo.

Conoscere il suolo per concimare meglio

Ai due parametri sopra descritti, che riguardano la composizione del concime, se ne aggiunge un terzo di pari rilievo nel determinare il successo di una strategia di concimazione: il contenuto di Carbonio organico del suolo ricevente.

Una recentissima pubblicazione di un gruppo di ricerca tedesco ha sottolineato l’importanza della dotazione iniziale in Carbonio organico di un suolo per stabilire l’effettivo risultato della concimazione con residui vegetali freschi di avena e pisello, in particolare l’incremento del Carbonio stoccato nei terreni.

Sono stati incubati tre suoli agricoli a diverso contenuto di Carbonio organico, aggiungendo i due residui vegetali, caratterizzati da diverso rapporto C/N, marcati con 13C. Il tracciamento dei flussi ha permesso di dimostrare che il “ritorno dell’investimento in Carbonio”, ovvero la quantità di Carbonio “nuovo” trattenuto in relazione alla quantità di sostanza organica aggiunta, è strettamente correlata alla quantità di Carbonio nativo del suolo. In particolare, l’aggiunta di materia organica fresca a terreni con carenza di Carbonio porta a un rilascio di CO2 più elevato rispetto ai terreni con elevata dotazione, fatto molto probabilmente attribuibile alle differenti risposte da parte del microbiota.

L’aggiunta di entrambi i residui vegetali ha determinato mutamenti nella comunità microbica, con un incremento della presenza di funghi rispetto ai batteri, in maniera più pronunciata con i residui di avena e meno con quelli di pisello, a testimonianza del fatto che non tutte le matrici organiche hanno lo stesso effetto sui suoli.

Pertanto, concludono i ricercatori:

  • è importante considerare il destino dei fertilizzanti organici a diverso tenore di Azoto quando si vogliono reintegrare le scorte di Carbonio di suoli degradati;
  • la gestione della concimazione dovrebbe concentrarsi sul reintegro del Carbonio tenendo conto della dotazione già presente, per evitare il circolo vizioso della perdita per mineralizzazione, con conseguente aumento di emissioni di gas serra.

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