Ai due parametri sopra descritti, che riguardano la composizione del concime, se ne aggiunge un terzo di pari rilievo nel determinare il successo di una strategia di concimazione: il contenuto di Carbonio organico del suolo ricevente.
Una recentissima pubblicazione di un gruppo di ricerca tedesco ha sottolineato l’importanza della dotazione iniziale in Carbonio organico di un suolo per stabilire l’effettivo risultato della concimazione con residui vegetali freschi di avena e pisello, in particolare l’incremento del Carbonio stoccato nei terreni.
Sono stati incubati tre suoli agricoli a diverso contenuto di Carbonio organico, aggiungendo i due residui vegetali, caratterizzati da diverso rapporto C/N, marcati con 13C. Il tracciamento dei flussi ha permesso di dimostrare che il “ritorno dell’investimento in Carbonio”, ovvero la quantità di Carbonio “nuovo” trattenuto in relazione alla quantità di sostanza organica aggiunta, è strettamente correlata alla quantità di Carbonio nativo del suolo. In particolare, l’aggiunta di materia organica fresca a terreni con carenza di Carbonio porta a un rilascio di CO2 più elevato rispetto ai terreni con elevata dotazione, fatto molto probabilmente attribuibile alle differenti risposte da parte del microbiota.
L’aggiunta di entrambi i residui vegetali ha determinato mutamenti nella comunità microbica, con un incremento della presenza di funghi rispetto ai batteri, in maniera più pronunciata con i residui di avena e meno con quelli di pisello, a testimonianza del fatto che non tutte le matrici organiche hanno lo stesso effetto sui suoli.
Pertanto, concludono i ricercatori:
- è importante considerare il destino dei fertilizzanti organici a diverso tenore di Azoto quando si vogliono reintegrare le scorte di Carbonio di suoli degradati;
- la gestione della concimazione dovrebbe concentrarsi sul reintegro del Carbonio tenendo conto della dotazione già presente, per evitare il circolo vizioso della perdita per mineralizzazione, con conseguente aumento di emissioni di gas serra.