L’agricoltura rigenerativa è il risultato di una crescente consapevolezza delle sfide ambientali e della necessità di un approccio più sostenibile alla produzione alimentare. La storia di questo movimento abbraccia un arco temporale che inizia nel XX secolo e giunge fino a oggi.
Già negli anni Trenta del secolo scorso, il mondo agricolo iniziò a notare gli effetti negativi delle pratiche convenzionali, come l’aratura intensiva e l’uso indiscriminato della chimica. Uno dei precursori dell’agricoltura rigenerativa fu Sir Albert Howard, agronomo britannico che negli anni Quaranta promosse l’importanza dell’agricoltura “organic”.
Negli anni Sessanta e Settanta, la Rivoluzione Verde portò cambiamenti significativi nell’agricoltura mondiale. L’introduzione di nuove varietà di colture ad alte rese e l’uso intensivo di input chimici migliorarono la produzione alimentare, ma comportarono anche conseguenze negative. L’erosione del suolo, la perdita di biodiversità e la contaminazione chimica divennero preoccupazioni crescenti.
Negli anni Ottanta e Novanta, l’interesse per l’agricoltura biologica iniziò a prendere piede a livello globale. Prova ne sia che nel 1991 l’Unione Europea emanò il primo Regolamento al riguardo. Ma già negli anni Ottanta stava accadendo qualcosa di importante oltreoceano. Nel 1983 Robert Rodale – figlio di J.I. Rodale, fondatore del Rodale Institute, con sede a Emmaus, Pennsylvania, tutt’ora punto di riferimento per la sperimentazione in agricoltura rigenerativa – iniziò a parlare di Regenerative Agriculture, definendola come un’agricoltura che, a livelli crescenti di produttività, aumenta la fertilità biologica del suolo, presenta un alto livello di stabilità economica, ha un impatto minimo o nullo sull’ambiente al di là dei confini dell’azienda agricola e punta alla transizione verso una dipendenza minima dalle risorse non rinnovabili.
L’agronomo Richard Harwood era direttore del Rodale Research Centre quando, nel 1986, pubblicò una famosa review internazionale sull’agricoltura rigenerativa, con l’obiettivo di contestualizzarla in relazione all’evoluzione storica delle diverse scuole di agricoltura biologica e biodinamica. Harwood qui sottolineava, come suggerito da Robert Rodale, il fatto che l’Agricoltura Rigenerativa andasse oltre quella biologica, sia in virtù del suo intento di rigenerare le risorse e gli ecosistemi, sia per l’importanza che attribuisce a valori di tipo sociale.
Negli anni Duemila crebbe la popolarità della definizione “agricoltura rigenerativa”. Agronomi, agricoltori e attivisti ambientali cominciarono a promuovere l’idea che l’agricoltura non dovesse solo limitarsi a “sostenere” il suolo, ma dovesse effettivamente contribuire alla sua rigenerazione, andando oltre l’agricoltura biologica tradizionale e abbracciando l’idea di creare e mantenere ecosistemi agricoli sani e autosufficienti.
Nel novembre 2023 è nata in Germania la European Alliance for Regenerative Agriculture, che vede al momento la partecipazione di alcune decine di imprenditori agricoli europei.