Agricoltura rigenerativa: cos'è e quali i benefici
L’agricoltura rigenerativa per migliorare la salute dei suoli coltivati
Il concetto di agricoltura rigenerativa nasce alcuni decenni or sono. Fu infatti Robert Rodale – figlio di J.I. Rodale, fondatore del Rodale Institute in Pennsylvania, che nel 1983 iniziò a parlare di “regenerative agriculture”.
Oggi non è semplice dare una definizione univoca di agricoltura rigenerativa. Tuttavia, l’estrema concretezza che la caratterizza consente di delineare i suoi tratti essenziali, nonché le finalità e i vantaggi derivanti dalla sua applicazione.
Obiettivi dell’agricoltura rigenerativa
L’agricoltura rigenerativa ha come principale obiettivo la protezione e l’incremento della salute del suolo, il supporto da cui dipende la produzione della quasi totalità delle colture agrarie.
L’agricoltura rigenerativa ambisce non solo a mantenere la fertilità dei terreni, ma a incrementarla, attraverso l’uso di pratiche agricole improntate alla sostenibilità e alla promozione della biodiversità. Il benessere degli ecosistemi agricoli, e di quelli naturali a essi strettamente legati, è alla base dell’agricoltura rigenerativa, insieme al soddisfacimento degli obiettivi di redditività dell’imprenditore agricolo e al raggiungimento di elevati standard qualitativi delle produzioni.
I 5 pilastri dell’agricoltura rigenerativa
Gli aspetti su cui l’agricoltura rigenerativa si focalizza maggiormente riguardano sia il processo produttivo, sia le implicazioni che esso ha sull’ambiente circostante. Essi possono essere riassunti come segue.
Clima. L’agricoltura rigenerativa mira a razionalizzare le pratiche agricole per ridurre le emissioni di gas serra e conseguentemente l’impatto sul clima. Particolare attenzione viene rivolta, in tal senso, alla gestione oculata delle lavorazioni meccaniche, generatrici di emissioni sia a causa dell’uso di carburanti, sia a causa della mineralizzazione della sostanza organica dei suoli, con conseguente rilascio di CO2.
Biodiversità. La monocoltura e la diminuzione della biodiversità riducono la resilienza degli ecosistemi agricoli e li rendono più vulnerabili nei confronti di avversità biotiche e abiotiche. Per questo motivo l’agricoltura rigenerativa pone molta attenzione alla protezione e al recupero della biodiversità negli agroecosistemi.
Salute del suolo. L’agricoltura rigenerativa porta in primo piano la fertilità fisica e biologica dei suoli, nella consapevolezza del fatto che la fertilità chimica non è sufficiente a garantire rese e qualità delle produzioni per tempi prolungati, ma occorrono suoli vivi e vitali.
Risorse. Ottimizzare l’uso degli input in agricoltura, primo fra tutti l’acqua, è uno dei principi base dell’agricoltura rigenerativa. Anche il reimpiego di scarti e sottoprodotti concorre a ottimizzare l’uso delle risorse.
Prosperità. Non può esistere un’agricoltura durevole senza redditività per gli agricoltori. L’agricoltura rigenerativa mira ad aumentare tale redditività, garantendo la sostenibilità economica a fianco di quella ambientale e sociale.
Quali sono le tecniche alla base dell’agricoltura rigenerativa?
Tra le tecniche adottate in agricoltura rigenerativa si annoverano:
- la rotazione colturale, laddove possibile;
- l’agroforestazione;
- la riduzione degli input chimici per la fertilizzazione e la difesa delle colture;
- una gestione del suolo atta rivitalizzarlo, incrementarne la porosità e la capacità di immagazzinare acqua;
- l’uso oculato dell’acqua dolce per l’irrigazione;
- l’uso di inerbimenti, sovesci e cover crop per migliorare la fertilità del suolo e favorire la biodiversità;
- l’implementazione di principi dell’economia circolare per favorire il reimpiego dei sottoprodotti e ridurre lo sfruttamento delle risorse non rinnovabili.
Agricoltura rigenerativa, rigenerazione dei suoli e biodiversità
L’agricoltura rigenerativa, come già sottolineato, pone particolare attenzione alla preservazione e all’incremento della salute del suolo. In tale contesto, riveste un’importanza primaria il reintegro del tenore in sostanza organica dei terreni coltivati, componente indispensabile per garantire le tre fertilità – chimica, fisica e biologica – ma non solo.
L’equilibrio della sostanza organica nei suoli enfatizza il ruolo di questi ultimi come magazzini di Carbonio e favorisce la biodiversità dei microrganismi che li abitano.
Agricoltura rigenerativa, sostanza organica e fertilità del suolo
La fertilità dei suoli è la base per garantire le produzioni agricole. Tuttavia, laddove i suoli sono stati sottoposti per decenni ad agricoltura intensiva, il contenuto di sostanza organica nei terreni coltivati è preoccupantemente basso, spesso inferiore al 2%. Il cambiamento climatico ha accelerato questo processo di impoverimento
Ma cos’è la sostanza organica e perché è così importante per l’agricoltura rigenerativa?
La sostanza organica del suolo è costituita da residui accumulati e in decomposizione, principalmente di origine vegetale e in minor misura di origine animale. Essa garantisce:
Nutrimento: è una riserva essenziale di elementi nutritivi per le piante;
Vitalità: fornisce energia ai microrganismi, migliorando la fertilità microbiologica;
Ambiente ideale per lo sviluppo radicale e la crescita delle colture;
Efficienza: ottimizza l’efficacia dei fertilizzanti, migliora la Capacità di Scambio Cationico e migliora la capacità del suolo di trattenere acqua, aumentando la resistenza alla siccità. E molto altro.
Il ruolo chiave del Carbonio organico nell’agricoltura rigenerativa
Il Carbonio organico è il cuore della fertilità del suolo, strettamente legato alla quantità di sostanza organica: maggiore è il contenuto di sostanza organica nel suolo maggiore sarà il contenuto di Carbonio organico. Incrementarne i livelli significa migliorare l’ecosistema agricolo e la sostenibilità ambientale.
I benefici per il suolo del Carbonio organico includono:



