Quale futuro per la fertilizzazione?

Il contesto colturale in cui oggi si trovano a operare gli agricoltori è fortemente condizionato dalle conseguenze del cambiamento climatico, che tra i suoi effetti più nefasti annovera l’alterazione dei cicli degli elementi nutritivi, nonché degli equilibri esistenti tra le differenti forme di sostanza organica contenute nel suolo. Tali alterazioni, come spiegato di seguito, si riflettono in una perdita di sostanza organica dai terreni coltivati e in un incremento del tasso di anidride carbonica rilasciata nell’atmosfera, che a sua volta alimenta l’effetto serra.

Che importanza e che ruolo assume una corretta gestione della fertilizzazione nell’agricoltura di oggi?

Sostanza organica in calo nei suoli italiani ed europei

La perdita progressiva di sostanza organica dai suoli coltivati, soprattutto da quelli ubicati nei Paesi che si affacciano sul bacino del Mediterraneo, è argomento noto.

Come ben specificato in un documento sul tema prodotto dall’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca ambientale), “…la situazione non è rassicurante e risulta allineata alle stime europee: circa l’80% dei suoli italiani ha un tenore di Carbonio organico (per trasformare il contenuto di Carbonio organico misurato nel corrispondente contenuto in sostanza organica si ricorre all’equazione: SO = CO x 1,724, n.d.r.) minore del 2%, di cui una grossa percentuale ha valori di Carbonio organico minore dell’1%. Tutto ciò si traduce in una grande percentuale di suoli con valori di sostanza organica minori o poco più alti del 2%. La stima è basata sulle analisi effettuate per la realizzazione della Carta Ecopedologica d’Italia integrate con i dati dell’European Soil Database”.

Si tratta di tenori in sostanza organica del suolo ancora accettabili, almeno per molte colture, ma in preoccupante diminuzione, principalmente per effetto del cambiamento climatico e dell’uso reiterato di pratiche agricole intensive e poco rispettose della salute dei terreni coltivati.

Per comprendere meglio quanto sopra, basti pensare che il contenuto in sostanza organica dei suoli forestali (dove l’azione di “disturbo” dovuta alle pratiche agricole non esiste) è pari a circa il 10%.

Un “circolo vizioso”: fenomeni che si alimentano a vicenda

Il cambiamento climatico e l’innalzamento delle temperature (medie, minime e massime) che esso porta con sé accelerano la mineralizzazione della frazione stabile della sostanza organica (humus), liberando nell’atmosfera anidride carbonica, ma anche altri gas potenzialmente in grado di contribuire all’effetto serra. Questo fenomeno, come è facile intuire, alimenta i cambiamenti climatici e pertanto va in direzione opposta all’auspicata “mitigation” ovvero all’adozione di processi produttivi (ivi compresi quelli agricoli) e più in generale di comportamenti virtuosi in grado di ridurre le emissioni. Esistono anche esempi di tecnologie per la sottrazione di CO2 dai fumi di scarico industriali o direttamente dall’atmosfera, ma siamo ancora lontani dalla possibilità di applicazione su vasta scala.

La riduzione della sostanza organica nei suoli coltivati, come abbiamo avuto modo di sottolineare più volte nei nostri approfondimenti, comporta la perdita di struttura, la creazione di condizioni asfittiche (che creano squilibri nel microbiota tellurico) e la riduzione della capacità di incorporare acqua e quindi di accumulare riserve idriche negli strati più profondi. La ridotta infiltrazione delle acque meteoriche e di irrigazione facilita fenomeni di ruscellamento ed erosione, con perdita degli strati superficiali del suolo, più fertili. L’insieme di questi fenomeni porta a desertificazione e perdita della fertilità.

In suoli aridi, destrutturati e poveri in sostanza organica e microrganismi utili, gli elementi nutritivi derivanti dalla mineralizzazione della sostanza organica, cui si sommano quelli eventualmente distribuiti con la concimazione minerale, determinano una concentrazione di sali negli strati superficiali. La salinizzazione è un altro fenomeno estremamente preoccupante, strettamente interconnesso con quelli sopra descritti e corresponsabile della perdita di terreni fertili.

[Effetti della presenza o meno di sostanza organica sulla granulometria del terreno e sulla sua gestione dell’acqua.]

Scelte agronomiche “responsabili”

Perdita di sostanza organica stabile, destrutturazione, erosione e salinizzazione possono essere contrastati attraverso l’applicazione di pratiche colturali rispettose del suolo. Queste comportano, per esempio:

  • la riduzione delle lavorazioni meccaniche, che devono essere eseguite avendo cura di non sconvolgere gli orizzonti del suolo e comunque con suolo “in tempera”;
  • ove possibile, lo sfruttamento di inerbimenti e/o semine di colture di copertura e/o di colture da sovescio;
  • la riduzione del peso dei cantieri di lavoro e del numero di ingressi in campo;
  • l’uso di pneumatici di ultima generazione;
  • una scelta oculata delle tecniche per la gestione delle malerbe, onde limitare al minimo l’alterazione degli equilibri all’interno delle popolazioni microbiche presenti nel suolo;
  • la gestione razionale della concimazione.

Portare Carbonio organico esattamente dove serve

Come gestire la pratica della fertilizzazione per renderla sostenibile dal punto di vista ambientale (riduzione dell’impatto), agronomico (mantenimento/rigenerazione della fertilità) ed economico (mantenimento delle rese e della qualità dei prodotti, riduzione di sprechi da input inutili e inefficienti)?

L’uso di prodotti organici e/o organo minerali va esattamente in questa direzione. Apportare sostanza organica stabile e di buona qualità al suolo significa ridurre i processi di mineralizzazione e le emissioni di CO2 in atmosfera, limitando al contempo le perdite di elementi nutritivi per lisciviazione, evaporazione e immobilizzazione, nonché i rischi di desertificazione. Pertanto, la concimazione organica e/o organo-minerale apportano Carbonio organico esattamente dove serve.

C’è agricoltura senza fertilizzazione?

Posto che l’imprenditore agricolo non può permettersi di ridurre le rese delle proprie colture al di sotto di determinati livelli, pena l’insostenibilità economica della sua attività, l’agricoltura oggi non può prescindere dall’uso di fertilizzanti. Mantenere la produttività a livelli ottimali riducendo le dosi di fertilizzanti e soprattutto aumentandone l’efficienza, in modo da ridurre perdite di elementi, l’impatto ambientale e l’impoverimento di suoli e sottosuoli, è possibile. La modalità con cui gli elementi nutritivi contenuti nei concimi organici e organo-minerali diventano biodisponibili per l’assorbimento da parte delle radici delle piante permette di ottimizzare le dosi senza compromettere le produzioni e al contempo migliorando la struttura dei suoli, in un’ottica di agricoltura rigenerativa.


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