Focus su colture
Luglio 21, 2022

Nocciolo: una nutrizione razionale per la qualità dei frutti

L’Italia si colloca oggi al secondo posto nella classifica mondiale dei Paesi produttori di nocciole, dopo la Turchia, e al primo in Unione Europea. Nonostante la qualità delle nocciole prodotte in Italia sia da sempre indiscussa, l’incremento delle produzioni, la loro diffusione in areali nuovi alla corilicoltura e le minacce rappresentate dai cambiamenti climatici, da nuovi parassiti di Corylus avellana e dalle potenziali criticità a livello di terreno devono fare riflettere sull’adozione delle più opportune tecniche colturali, con particolare riguardo alla fertilizzazione e al mantenimento della migliore condizione chimico-fisca del suolo nel corileto.

La corilicoltura in Italia

Secondo i dati Istat, nel 2021 il nocciolo in Italia era coltivato su quasi 90.000 ettari, in decisa crescita rispetto ai 73.000 del 2015. Le regioni in cui si concentra maggiormente la corilicoltura sono Piemonte, Lazio e Campania, che sono anche quelle che nello stesso lasso di tempo hanno visto crescere maggiormente le loro superfici a nocciolo (+7.500 ettari in Piemonte, +5.500 in Lazio, + 1.400 in Campania).

La produzione potenziale italiana nel 2021 si attestava attorno alle 150.000 tonnellate, ma quella reale è stata inferiore alle 90.000 (contro le oltre 140.000 del 2020). Il calo produttivo registrato nel 2021 è da attribuire principalmente all’andamento meteorologico non particolarmente favorevole e alla crescente diffusione della cimice asiatica (Halymorpha halys), che si è andata ad affiancare ad altre cimici che normalmente infestano il nocciolo, e al “nuovo” oidio, Erysiphe corylacearum, più aggressivo dell’oidio comune del nocciolo (Phillactina corylicola) e per il quale non esistono ancora sostanze attive registrate.

Perché il nocciolo è sempre più coltivato in Italia?

La crescita pressoché ininterrotta che ha caratterizzato le superfici coltivate a nocciolo in Italia dal 2015 in avanti ha diverse motivazioni.

Primo per ordine di importanza è il fattore mercato: la richiesta di nocciole per il consumo fresco e la trasformazione industriale si è fortemente incrementata a livello globale. In Italia, in particolare, sono sorti diversi progetti di filiera, in parte capitanati dall’industria della trasformazione (Ferrero, Nestlè, Loacker, Novi…) , che non solo hanno reso appetibile la coltivazione del nocciolo in virtù della garanzia di sbocco del prodotto e dei prezzi remunerativi, ma hanno anche portato una notevole spinta innovativa nel comparto, di cui il settore produttivo si è avvantaggiato. Per inciso, si rammenta che le nocciole vengono utilizzate anche nell’industria della cosmetica e che i gusci possono alimentare stufe, grazie al loro elevato potere calorifico.

La concomitante crisi di alcune colture frutticole ha dato un’ulteriore spinta alla crescita della corilicoltura nel nostro Paese, collocando il nocciolo tra le colture di sostituzione.

Infine, il nocciolo va anche incontro all’esigenza di rendere l’agricoltura meno impattante sull’ambiente, avendo esigenze idriche e nutrizionali piuttosto contenute. La meccanizzazione delle operazioni colturali è piuttosto spinta e il miglioramento genetico ha portato negli ultimi anni a creare una piattaforma varietale interessante.

Tuttavia, la rusticità e la capacità di adattamento di questa coltura a condizioni limitanti non devono indurre a ritenere che la qualità del prodotto si possa ottenere senza adeguate cure colturali.

Nocciole di qualità da un corileto ben gestito

In un corileto moderno i costi di gestione possono essere abbastanza contenuti, ma alcune esigenze di base della coltura devono essere soddisfatte per garantire la sanità e la longevità della pianta, nonché gli standard qualitativi elevati richiesti dal mercato. Questi riguardano principalmente il peso dei semi, il loro calibro, la sanità e l’assenza di difetti come semi doppi o assenti.

Premesso che la coltivazione del nocciolo è più adatta a giaciture collinari che non pianeggianti, dal punto di vista climatico questa coltura predilige aree con temperatura media annuale indicativamente tra i 10 e i 15°C e minime invernali non inferiori a -8/-10°C, essendo le temperature troppo rigide potenzialmente dannose per i fiori, che si sviluppano nei mesi gennaio-febbraio.

Dal punto di vista pedologico, pur essendo il nocciolo in grado di adattarsi a molti tipi diversi di terreno, sono da preferire suoli mediamente profondi, a pH subacido e con buona dotazione in sostanza organica, soprattutto non tendenti al ristagno idrico, cha favorisce marciumi radicali. Per questo motivo è opportuno, soprattutto qualora si opti per una concimazione di tipo minerale e in particolare in pre-impianto, assicurare una buona struttura e una sufficiente porosità al terreno attraverso l’uso di ammendanti.

Dal punto di vista nutrizionale, oltre ai macroelementi N, P e K da distribuire in maniera frazionata nell’arco dell’annata (in post raccolta, cioè a fine estate, e in primavera, per favorire la ripartenza), sono ritenuti basilari nella coltivazione del nocciolo i microelementi B, Fe e Zn, che prevengono fisiopatie nutrizionali. Formulazioni adeguate (possono essere utilizzati sia concimi minerali che concimi organici e organo-minerali) e corrette modalità di distribuzione dei fertilizzanti (sia la concimazione al terreno che la concimazione fogliare sono contemplabili) sono indispensabili per garantire la qualità del prodotto.

Avversità del nocciolo: gestire bene il terreno per contenerle

Le avversità biotiche del nocciolo sono numerose, alcune più temibili e altre meno. Diverse provocano danni maggiori in presenza di squilibri idrici e nutrizionali, che è pertanto consigliabile evitare attraverso un’opportuna gestione del terreno e, in caso di necessità, dell’irrigazione. Tra queste avversità si citano per esempio il Mal dello Stacco (Cytospora corylicola) e la temibile Morìa del nocciolo, una sindrome multifattoriale – al pari di quanto è stato dimostrato per la Morìa del kiwi – i cui sintomi si manifestano a partire dalla primavera, per peggiorare durante l’estate, con diffusi ingiallimenti e appassimenti delle foglie. La Morìa del nocciolo è molto più insidiosa in presenza di squilibri idrici e asfissia radicale.

Agribios consiglia

Oltre alla linea di ammendanti Agribios, utili a ristabilire il corretto tenore in sostanza organica del suolo laddove necessario, in un piano di fertilizzazione del nocciolo che contempli prodotti organo-minerali Agribios consiglia l’uso di AGRIOLIVO BASIC, AGRIOLIVO 12.5.5 e ORTOFRUTTA SPECIAL 12.7.5.

Questi tre prodotti consentono, con un solo passaggio, di apportare assieme alla frazione minerale contenente azoto a cessione graduale, fosforo e potassio, anche un’importante quantità di matrice organica altamente umificata e di meso elementi. La matrice organica di AGRIOLIVO 12.5.5 e AGRIOLIVO BASIC è costituita da una miscela di letami altamente umificati e della migliore qualità, fermentati naturalmente per un periodo complessivo di circa 180 giorni in un luogo coperto e ventilato. Questo lungo periodo di maturazione riduce il tenore di umidità, arricchisce la sostanza organica di acidi umici, neutralizza il pH e sanifica la massa rendendola esente da nematodi, salmonelle, patogeni, antibiotici e semi di erbe infestanti.

A questi si affianca la linea di concimi liquidi utilizzabili in fertilizzazioni fogliari, quando sussiste la necessità di un’azione più rapida da parte degli elementi apportati.

 


Prodotti correlati

Agriolivo Basic

Concimi organo-minerali

Ortofrutta Special

Concimi organo-minerali

Agriolivo

Concimi organo-minerali

Agribios Italiana s.r.l.