Materie prime e formulazioni
Ottobre 23, 2023

Massimizzare l’efficienza d’uso del Fosforo per contrastare la Phosphorus depletion

Il depauperamento delle fonti di approvvigionamento di Fosforo renderà sempre più difficoltosa la produzione di concimi fosfatici a livello globale. Per questo è indispensabile puntare alla solubilizzazione del Fosforo contenuto nei suoli coltivati e non utilizzato dalle piante, perché presente in forme non disponibili per l’assorbimento. Come fare?

 

La Phosphorus depletion nel contesto globale

Insieme all’Azoto e al Potassio, il Fosforo rappresenta uno degli elementi quantitativamente più richiesti dalle piante coltivate per svilupparsi correttamente e garantire rese adeguate, in termini di quantità e qualità.

Per questo motivo, la progressiva riduzione della disponibilità di questo elemento – nota anche come “Phosphorus depletion” – desta serie preoccupazioni nel mondo agricolo e nelle istituzioni. Una carente nutrizione fosfatica delle coltivazioni agrarie potrebbe avere ripercussioni gravissime sulla sicurezza alimentare dell’intera popolazione mondiale e provocare tensioni a livello globale tra player di diverso “peso” e importanza negli scenari economici mondiali.

 

Le fonti di Fosforo sono in esaurimento

Le fonti principali di approvvigionamento di Fosforo sono concentrate in Marocco, Cina, Russia e Stati Uniti, dove si trovano miniere di rocce fosfatiche, in particolare di apatite. Si tratta di fonti in fase di forte ridimensionamento a causa dello sfruttamento intensivo cui sono state sottoposte, principalmente dal secondo dopoguerra in poi.

 

Un processo produttivo altamente impattante

L’estrazione del Fosforo dall’apatite, che prevede l’uso di fornaci e acidi forti per favorirne la solubilizzazione, è particolarmente dispendiosa in termini energetici e impattante sull’ambiente. A questo si aggiunga che il prodotto ottenuto deve essere poi trasportato verso i mercati di destinazione, cosa che avviene normalmente via mare.

 

Le perdite di Fosforo in agricoltura

Attualmente i suoli coltivati del mondo si stanno impoverendo di Fosforo, nonostante l’elevato apporto di fertilizzanti chimici. Si prevede che nel medio periodo, a livello globale, i suoli agricoli subiranno perdite di tale elemento in ragione di 4-19 kg/ha all’anno, principalmente a causa di fenomeni di erosione, che contribuiscono a tale perdita per oltre il 50% del totale e che peraltro, trascinando il Fosforo nei mari, favoriscono l’eutrofizzazione. Inoltre, il Fosforo che non viene perso per erosione subisce nei suoli fenomeni di retrogradazione a forme insolubili, che lo rendono indisponibile per le colture nell’arco di qualche settimana.

 

La risposta di Agribios Italiana alla Phosphorus depletion

Lo scenario sopra delineato comporta che l’agricoltura debba necessariamente prendere coscienza della necessità di ridurre gli input di Fosforo minerale nelle colture di tutto il mondo, puntando all’efficacia dei prodotti distribuiti e quindi all’efficienza in termini di biodisponibilità dell’elemento. Ma risulta parimenti indispensabile favorire la messa a disposizione delle colture degli stock di Fosforo inutilizzato accumulatosi nei nostri terreni. In Agribios riteniamo che la risposta concreta al problema del Fosforo in agricoltura stia nell’uso di concimi organici o organo-minerali, notoriamente in grado di rilasciare gli elementi nutritivi in tempi prolungati, proteggendoli dalle perdite per dilavamento e immobilizzazione. L’inoculo dei concimi con specifici microrganismi utili, inoltre, favorisce la solubilizzazione delle quote di Fosforo immobilizzate nei suoli agrari in decenni di concimazione minerale. Anche per questo siamo convinti che l’uso dei concimi inoculati, che Agribios Italiana è stata la prima azienda a immettere sul mercato nazionale, rappresenti una scelta imprescindibile per l’agricoltura di oggi e ancor più di domani.

 


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