Materie prime e formulazioni
Settembre 27, 2022

Lo chiamereste scarto? Il valore agronomico del letame

Le deiezioni animali possono essere fonte di sostanza organica ed elementi nutritivi e, come tali o variamente trasformate, possono agire positivamente sulla fertilità chimica, fisica e microbiologica dei terreni coltivati. Il letame, soprattutto, presenta caratteristiche particolarmente interessanti dal punto di vista agronomico e per questo è utilizzato come ammendante e nella formulazione di concimi organici e organo-minerali.

 

Cos'è il letame?

Il letame è il risultato della fermentazione effettuata da diversi microrganismi su una mescolanza di deiezioni animali (solide e liquide) e lettiera, che può essere costituita da materiali di varia origine: paglie, stocchi di mais, torba, erbe palustri, segatura di legno…

La composizione del letame varia notevolmente in funzione di alcuni fattori.

  • Animale domestico che ha prodotto le deiezioni, età e alimentazione: più l’animale è in grado di assorbire elementi nutritivi dagli alimenti che gli vengono somministrati, più povero sarà il letame. Il letame bovino mostra le caratteristiche compositive più interessanti ed è pertanto il più utilizzato nella formulazione di concimi organici e organo-minerali. Ma sono di interesse anche il letame equino e il letame ovino, soprattutto per la loro ricchezza in elementi nutritivi, e il letame avicolo (pollina), per l’elevato contenuto in sostanza organica. Più difficile da utilizzare è il letame suino: molto ricco di urine e quindi eccessivamente liquido, a causa della sua composizione tende ad acidificare il terreno.
  • Tipo di lettiera impiegata. Essa influenza la composizione chimica finale del prodotto non solo in maniera diretta, ma anche indiretta: diverse lettiere mostrano infatti differenti capacità di imbibizione, che determinano un diverso trattenimento delle urine, al contempo influenzando la maggiore o minore velocità di fermentazione della massa. La paglia di cereali, per esempio, si imbibisce piuttosto facilmente ed è ricca di potassio, ma povera di azoto e fosforo.
  • Tempi e modalità di maturazione del letame. Se un tempo far maturare il letame significava semplicemente disporlo in cumuli e attendere che si avviassero spontaneamente i processi fermentativi che nell’arco di alcuni mesi lo trasformavano nel materiale pronto per la distribuzione in campo, oggi produrre letame come materia prima per concimi ad alte prestazioni significa gestire in modo oculato tutta la filiera, a partire dall’allevamento degli animali.

Cosa contiene il letame?

Come già evidenziato, i letami presentano caratteristiche compositive diverse a seconda della loro origine. Ma in generale, se il processo di maturazione è avvenuto correttamente, essi contengono sostanza organica umificata e stabile, in grado di migliorare la struttura del terreno, ed elementi nutritivi (macro, meso e micro). Questi verranno ceduti alla soluzione circolante a seguito di mineralizzazione, più o meno lentamente a seconda delle condizioni ambientali che si verificheranno dopo la distribuzione (temperature e piovosità, in particolare) e del livello di vitalità microbiologica del suolo.

Qui di seguito si riportano alcuni dati compositivi tratti dal “Manuale di agricoltura” Hoepli.

 

Produzioni e quantità medie di elementi fertilizzanti presenti nel letame di diversi animali.

Animale

Produzione

q/anno

% sul tal quale
N P205 K2O CaO
Bovini 125 – 180 0,4 0,2 0,5 0,5
Equini 80 – 120 0,6 0,3 0,5 0,3
Suini 12 – 18 0,5 0,2 0,6 0,1
Ovini 5 – 7 0,8 0,2 0,7 0,3
Pollame 0,6 – 0,8 1,7 1,6 0,9 2,0

 

Composizione chimica del letame bovino. Valori medi espressi in % sul tal quale.

Letame Sostanza

secca

N P205 K2O CaO MgO SO3
Fresco 25 0,4 0,20 0,6 0,45 0,15 0,1
Maturo 20 0,5 0,25 0,7 0,55 0,2 0,15

 

 

Il letame prodotto da Agribios Italiana

Come ampiamente argomentato nel nostro Speciale SOSTANZA ORGANICA, il letame rappresenta la scelta migliore per apportare sostanza organica al terreno.

Gli ammendanti e i concimi organici e organo-minerali di Agribios Italiana contengono diversi tipi di letame, prodotti esclusivamente presso allevamenti certificati per l’adozione di tecniche di allevamento volte a garantire il benessere degli animali. Ciò consente di classificare come biologica la matrice organica che ne deriva.

Le temperature raggiunte durante la fermentazione dei letami eliminano i patogeni eventualmente presenti e devitalizzano i semi di infestanti. L’essiccazione naturale, senza uso di forni, che permette un’umificazione lenta e il contemporaneo raggiungimento di parametri chimico-fisici e microbiologici ottimali per il successivo impiego in formulazione, consente di valorizzare al massimo il potenziale qualitativo dei materiali di partenza.

L’inoculo con microrganismi utili prima della fase di pellettatura, infine, completa le fasi del processo atto a generare prodotti con funzioni di biostimolo e biocontrollo.

 

Il letame genera economia circolare...e arte

Come riportato da diversi dizionari della lingua italiana, il sostantivo “letame” deriva dal latino laetamen, a sua volta derivato di laetare (concimare), da “laetus”, ovvero “lieto”, ma in origine “fertile”.

Uno scarto delle filiere zootecniche, che da secoli (ma secondo alcune fonti già nel Neolitico, ovvero tra gli 8000 e i 3500 anni a.C.) viene reimmesso nel ciclo produttivo delle colture agrarie: il letame è di fatto un esempio virtuoso di economia circolare, anche se il suo valore in agricoltura è stato riconosciuto ben prima che economisti ed ecologisti coniassero questa definizione.

Oltre che come ammendante e concime, il letame trova utilizzo nella produzione di biogas, di combustibile solido e di substrato per la coltivazione di funghi commestibili.

Ma non solo: c’è chi a Piacenza ha sviluppato un processo per trarne un materiale analogo alla terracotta, con cui vengono prodotti pezzi e complementi di arredo, attorno ai quali ruotano un museo, attività didattiche e mostre.


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