Materie prime e formulazioni
Luglio 10, 2023

La biosolarizzazione con panello di Neem

La solarizzazione è un metodo alternativo all’uso di fumiganti per la disinfezione dei suoli, sia in campo aperto che sotto serra, con conseguente riduzione della carica di patogeni e parassiti tellurici, oltre a inattivazione di semi di infestanti. Una tecnica certamente non di recente messa a punto, visto che le prime applicazioni risalgono agli anni Settanta del secolo scorso, e che ha lo scopo di sanificare un terreno su cui verranno successivamente seminate o impiantate varie colture.

 

Come si attua la solarizzazione?

La tecnica si basa sulla copertura del suolo, sufficientemente umido e lavorato fino a una profondità di circa 30 cm, con materiali plastici trasparenti (anche biodegradabili), determinando così un innalzamento della temperatura del terreno, in virtù dell’effetto serra.

L’efficacia della tecnica è favorita dal raggiungimento di temperature prossime ai 40°C e al loro mantenimento per un periodo di tempo sufficiente. L’umidità del suolo ha il compito di diffondere il calore dagli strati più superficiali del terreno a quelli più profondi.

La solarizzazione è particolarmente utile per gestire terreni “stanchi” o nei quali la monosuccessione più o meno prolungata ha favorito l’accumulo di specifiche avversità biotiche.

 

Vantaggi e svantaggi della solarizzazione

La solarizzazione evita l’uso di prodotti chimici (fumiganti, principalmente) per la disinfezione del suolo, riducendo l’impatto ambientale (se si ha cura di gestire nel modo più corretto il materiale plastico utilizzato), e l’accumulo di residui chimici nelle colture.

Il problema del materiale plastico si pone maggiormente nel caso di solarizzazione di terreni in campo aperto, perché ne occorreranno quantitativi maggiori e la loro esposizione agli agenti atmosferici (ma anche alla fauna) potrebbe determinarne il danneggiamento durante il trattamento. Per questo motivo l’uso di questa tecnica è da prediligere in serra, dove tra l’altro la copertura favorisce l’ulteriore incremento delle temperature raggiunte nel suolo e conseguentemente l’efficacia della solarizzazione.

I principali svantaggi della solarizzazione, tuttavia, sono legati alla sua dipendenza dalle condizioni atmosferiche e alla sua durata, che non deve essere inferiore alle 4-6 settimane perché la tecnica possa essere davvero efficace. Si tratta di un periodo decisamente lungo senza poter coltivare alcunché sul terreno interessato, durante il quale tra l’altro si devono verificare condizioni ambientali idonee in termini di temperature e irraggiamento solare, fatto non così scontato.

Controversi invece gli effetti sui microrganismi utili presenti nel suolo trattato. La solarizzazione non è ovviamente un processo completamente selettivo, ma agisce anche su funghi e batteri benefici per la fertilità microbiologica del suolo. A esserne negativamente influenzati sono soprattutto i funghi, mentre maggiore resistenza si registra da parte dei batteri.

 

Biosolarizzazione per ridurre i tempi del trattamento

Diverse ricerche dimostrano che l’efficacia della solarizzazione può essere aumentata, riducendo così la durata del trattamento, se viene combinata con altre tecniche, tra cui la distribuzione di sostanza organica di diversa origine prima dell’applicazione del materiale pacciamante. La sostanza organica aggiunta incrementa di 2-3°C le temperature raggiunte durante il trattamento perché stimola l’attività microbica esotermica.

Tuttavia, le dinamiche di decomposizione della materia organica durante il processo di solarizzazione sono ancora in parte sconosciute e sono differenti a seconda della materia organica aggiunta. L’elevato rilascio di sostanze ad azione biocida (acidi grassi, polifenoli e altri) a seguito della decomposizione della sostanza organica in condizioni anaerobiche potrebbe arrecare danno al microbiota utile del suolo e alle colture successivamente seminate o trapiantate. Queste informazioni sono importanti per gestire al meglio la modifica della sostanza organica durante il processo, al fine di ottenere un rapido riscaldamento del suolo e ridurre al minimo i potenziali effetti fitotossici degli acidi organici che residuano nel suolo solarizzato.

 

Il panello Neem come matrice organica per la biosolarizzazione

Più di una sperimentazione ha dimostrato l’elevata efficacia della biosolarizzazione con panello di Neem come matrice organica, anche grazie alla elevata stabilità di tale matrice nelle condizioni di temperatura e umidità tipiche della solarizzazione.

Per questo motivo, e in considerazione del fatto che i Nematodi sono tra i parassiti che più frequentemente la solarizzazione punta a eliminare dal suolo, Agribios consiglia l’uso di prodotti della linea Nemakil per la biosolarizzazione.

Nemakil 330 e Nemakil 400 sono concimi organici a base di panelli di Neem. Grazie alla loro particolare composizione a base di materie selezionate di altissima qualità, rappresentano il substrato ideale per lo sviluppo della flora microbica del suolo. L’impiego continuativo di questi prodotti favorisce lo sviluppo di un ambiente ostile a nematodi e altri insetti nocivi presenti nella rizosfera, che permane nel tempo.

Nemakil 330 apporta, assieme alla frazione organica altamente umificata, anche sostanze aventi azione di contenimento sullo sviluppo dei nematodi terricoli e di altri insetti parassiti. La matrice organica di Nemakil 330 è costituita principalmente da panelli vegetali (Neem e Brassicacee), cui vengono aggiunti Calcio e Zolfo.

Nemakil 400, la cui matrice organica è costituita da matrici esclusivamente vegetali (principalmente panelli di Neem e panelli di Brassicacee), ha un’azione ancora più intensa sulla riduzione delle popolazioni di parassiti della rizosfera. Ai panelli vegetali vengono aggiunti meso e microelementi, quali Ferro, Calcio e Zolfo, che fanno di Nemakil 400 un concime organico completo dall’azione specifica.


Prodotti correlati

Nemakil 330

Concimi organici

Nemakil 400

Concimi organici

Iscriviti alla newsletter

Iscriviti ora
Agribios Italiana s.r.l.